Il pifferaio di Hamelin

Il posto ideale per discuter di calcio, volley, basket, rugby e di tutti gli altri sport che accendono la nostra passione.

Moderatori: thrantir, `knives`

Il pifferaio di Hamelin

Messaggiodi mlüff© il 11 gen 2010, 12:08

Lunedì, 11 Gennaio 2010
C'è stato un momento, a settembre e fino ai primi di ottobre, in cui il Milan del neo-allenatore Leonardo annaspava in modo drammatico. Leonardo insisteva nel portare avanti, oltretutto senza Kakà (e Maldini), lo stanco tran tran del modulo Ancelotti, un gioco straconosciuto dagli avversari e che da un paio di stagioni stava smettendo con tutta evidenza di dare frutti. Era un Milan deprimente, bolso ed infelice: travolto dall'Inter, battuto dall'Udinese, umiliato dal Bari (a dispetto di un bugiardissimo 0-0 a San Siro), addirittura mandato a gambe all'aria dallo Zurigo in Champions League. Il Milan giocava malissimo, era un pachiderma lento e cigolante, insisteva nel proporre un Ronaldinho impresentabile che lo costringeva a giocare ogni volta in 10 uomini: e la sola cosa certa era che andando avanti così sarebbe arrivato a dir tanto decimo in classifica. C'era da inventarsi qualcosa, insomma: qualcosa di nuovo e di diverso. E Leonardo, allenatore esordiente ma intenditore di calcio sopraffino (per chi l'avesse dimenticato, è stato lui a scoprire e a portare al Milan Kakà, Pato e Thiago Silva), a un certo punto ci ha provato. Si è messo in testa l'idea meravigliosa di riempire la squadra di attaccanti e di piedi buoni, tanti, talentuosi e tutti assieme (Pato e Ronaldinho, Seedorf e Borriello, Pirlo e adesso persino Beckham); e fra lo scetticismo di molti, noi compresi, ha rivoltato il Milan come un calzino e ha cominciato il nuovo corso andando al Bernabeu e mettendo sotto il Real (il Real di Kakà) 3-2, in Champions League. Oggi, primi di gennaio dell'anno di grazia 2010, il Milan è una squadra rifondata. Bella a vedersi, felice di giocare, spavalda e sicura di sé e ancora piena d'imperfezioni, s'intende: imperfezioni che però sono ben mascherate dai pregi – tanti – che la squadra ad ogni uscita mette in mostra. Forse non vincerà il campionato e nemmeno la Champions, Leonardo: ma non c'è dubbio che il suo Milan sia diventato, oggi, una delle più interessanti e coraggiose novità del calcio europeo. Un fiore all'occhiello del nostro movimento, per la spettacolarità e l'efficacia della proposta.


C'era un'altra grande che in estate aveva deciso di affidarsi ad un allenatore esordiente: la Juventus. Che su suggerimento di Lippi aveva deciso di scaricare Ranieri e d'ingaggiare Ferrara affidandogli il varo del nuovo corso. Vista la campagna acquisti, si trattava di dare l'addio all'amato 4-4-2 per adottare il rombo, col brasiliano Diego vertice alto dietro due punte da scegliere tra Amauri e Iaquinta, Trezeguet e Del Piero. Questo era il progetto e con questo assetto la Juve era partita: anche piuttosto bene, se è vero che con Amauri e Iaquinta, e Diego alle loro spalle, alla 2^ giornata aveva vinto bene (3-1) in casa di una Roma in chiara difficoltà, ripetendosi 7 giorni dopo in casa della Lazio. Ben presto, tuttavia, erano cominciati ad emergere i nei e i difetti: che i risultati, fino ad ottobre, in qualche modo erano riusciti a nascondere. In realtà, la Juve aveva cominciato a perdere regolarmente il confronto sul piano del gioco; e non solo con Bayern e Bordeaux in Champions, ma anche con Livorno (vittoria) e Bologna (pareggio) in campionato. Poi, di pari passo con i dubbi di Ferrara sulla sostenibilità del modulo – ora confermato, ora sconfessato in un tourbillon di formule sempre più sconclusionate - la debolezza del progetto era diventata lampante: e i dubbi sul valore dei 4 grandi acquisti, Diego, Melo, Cannavaro e Grosso, pure.


Mentre tutto questo accadeva, e la Juve veniva umiliata e distrutta da Palermo, Napoli e Cagliari in campionato, e in Champions riusciva a battere – male e stentatamente – solo il Maccabi Haifa per 1-0; mentre la barca cominciava a fare acqua da tutte le parti, succedeva una cosa sorprendente; e cioè che il neo-presidente Blanc se ne usciva col dire che la Juve avrebbe cucito la 3^ stella sulle sue maglie in caso di conquista dello scudetto (in ritardata contestazione delle sentenze di Calciopoli). Per capirci: mentre la squadra passava da un k.o. all'altro, dando l'idea di andare incontro a tracolli memorabili – poi puntualmente verificatisi -, il suo presidente, invece di chiamare a rapporto allenatore, dirigenti e giocatori nel tentativo di evitare il naufragio, non trovava di meglio che straparlare di scudetti, stelle e tricolori. Come se venisse da Marte e il calcio fosse per lui una scienza inesplorabile.


Siamo così arrivati ad oggi. Con una Juventus che dopo essere stata spazzata via dall'Europa, demolita dal Bayern in una sfida dell'orrore, in campionato è passato da una batosta all'altra: l'ultima, lo 0-3 in casa contro il Milan, con i tifosi che danno fuoco ai seggiolini e lanciano fumogeni, portando il club all'ormai inevitabile squalifica del campo, ultimo fiore all'occhiello della gestione Elkann-Blanc, una gestione che definire naif è dire poco.


E insomma: se al Milan dirigenti competenti hanno dato a Leonardo il tempo necessario per trovare i rimedi a una situazione che appariva senza sbocchi, alla Juve è successo il contrario. È successo che dirigenti incompetenti si sono travestiti da struzzi: e mentre le cose cominciavano a precipitare, hanno messo la testa sotto la sabbia per non vedere, e anzi hanno fatto finta di vedere una realtà che esisteva solo nella loro fantasia. Quella dello scudetto da vincere e della terza stella da cucire sulle maglie. Nientemeno.


Morale della favola: ora alla Juve sono tutti nel pallone, Ferrara su tutti e i giocatori con lui. Come i ragazzini della favola del pifferaio di Hamelin, hanno seguito le melodie del pifferaio Blanc e sono finiti nel fiume. Senza nemmeno saper nuotare. E adesso, come sempre succede nel calcio, a pagare sarà Ciro Ferrara: che di sicuro ha dimostrato di non essere un'aquila, a dispetto delle referenze di Mastro Lippi, disastroso suggeritore. In realtà, il vero e unico colpevole è lui, il pifferaio venuto dalla Francia a miracol mostrare. Non capendo nulla di calcio ha gettato a mare Deschamps prima e Ranieri poi; si è fidato di un progetto griffato Lippi che a distanza di 5 mesi si è rivelato un aborto; ha ridotto la Juve a un mucchietto di macerie; il tutto facendo incetta di cariche societarie (presidente, direttore generale, amministratore delegato) e auto-assegnandosi uno stipendio plurimilionario che grida vendetta, visti i danni compiuti.


Se il calcio fosse una cosa seria, oggi la Juve darebbe un calcio nel sedere a Jean Claude Blanc: l'uomo che suona il piffero sul Titanic. Invece lo darà a Ferrara. Che si chiama solo Ciro.


Paolo Ziliani
Immagine

TROVA L'INTRUSO
Immagine Immagine Immagine Immagine Immagine
Avatar utente
mlüff©
Mago dell'universo
Mago dell'universo
 
Messaggi: 3718
Iscritto il: 31 lug 2006, 11:08
Località: Tundra Lombarda

 

Re: Il pifferaio di Hamelin

Messaggiodi nemesys_72 il 11 gen 2010, 12:20

=D>
Mors Omnia Aequat
Immagine
Avatar utente
nemesys_72
Magister
Magister
 
Messaggi: 21760
Iscritto il: 11 feb 2005, 14:56
Località: Il Veneto è la mia Patria..

Re: Il pifferaio di Hamelin

Messaggiodi mlüff© il 11 gen 2010, 13:07

Neme se aggiorni l'avatar con la coreografia delle gazze di ieri, ti prometto che non ti prenderò più in giro fino al termine del campionato!
Immagine

TROVA L'INTRUSO
Immagine Immagine Immagine Immagine Immagine
Avatar utente
mlüff©
Mago dell'universo
Mago dell'universo
 
Messaggi: 3718
Iscritto il: 31 lug 2006, 11:08
Località: Tundra Lombarda

Re: Il pifferaio di Hamelin

Messaggiodi diegofio il 11 gen 2010, 19:53

godo immensamente per claudio ranieri, a distanza di tempo si è visto che l'incompetente non era l'allenatore.
diegofio
AmdPlanet Guru
AmdPlanet Guru
 
Messaggi: 9270
Iscritto il: 29 lug 2005, 09:55


Torna a Bar Sport

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite